Mi chiamo Carlotta e sono nata a Rimini (quasi) ventotto anni fa.

Sono stata una bambina nella norma, genitori separati nei primi anni 90 (scandalo!). Un po’ sottotono, perché sono stata la classica “potrebbe fare di più”, “non è abbastanza per il liceo”, un 66/100 di maturità, insomma.
Avevo paura ad espormi, non avrei sostenuto il peso di essere diversa. Anche se dentro lo sapevo che non assomigliavo per nulla alle mie compagne di classe.

Da ragazzina pensavo di fare la designer (o stilista, come si diceva ‘na volta) e alla fine alla ci sono entrata davvero a design. Ho sempre avuto in testa che un giorno avrei avuto un’idea e che avrei dovuto imparare a metterla sul mercato. Infatti, finita la triennale, master in marketing, e via.

Ho lavorato come art director per sei anni e in due agenzie di pubblicità. Fino a che, un giorno decido di cambiare agenzia perché volevo sperimentare qualcosa di più grande, mettermi alla prova. Inizio, e non lo so, c’era qualcosa che non andava, ma i miei capi erano felici e pure i clienti, quindi a me bastava.
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Mi hanno lasciato a casa e per me è stata una sportellata in piena faccia.

Ho passato i due giorni seguenti a pulire tutta la muffa che si era creata in un punto di casa mia, con uno spazzolino. Non potevo stare ferma.

Il fare è sempre stato una terapia per i pensieri e per il cuore. Fare, per me, era il misurino per capire se un’idea fosse esatta, per sopportare delle situazioni, per far sentire la mia voce.
Ho iniziato a capire che la gente intorno a me si racconta un sacco di scuse per NON FARE. Io, a volte, pure. Ma poi non sto bene.
Non sono quella da corsi PUSH-POWER, ma da vita piena, ed adoro incontrare donne che fanno.

A quelle donne invece che non fanno, cerco di far capire loro l’importanza del fare. Non puoi rimanere ferma ad aspettare e pensare di riuscire. Farsi il culo è bello. Fare è essere attive, vuol dire farsi del bene, curare la propria persona dai pensieri e guadagnarsi quello che la vita ti offre. Non puoi lamentarti che non riesci se resti sul divano.

In tutto questo ho scoperto il Ted Talk della Wapnick circa i multipotenziali. 
Finalmente tutto tornava. Sono una multipotenziale. 
E quando l’ho scoperto ho iniziato a scriverci su (qui trovi l’articolo).

Ho provato la sensazione di quando, dopo un po’ che corri, rompi il fiato. Li ho capito che era la strada. Stavo facendo del bene, per davvero, a perfette sconosciute che però mi sembrava di conoscere da sempre.

Questa filosofia del fare e prendere coscienza della propria multipotenzialità sono la base su cui ho costruito, all’oggi, la più grande community multipotenziale italiana (Multipotenziale Italia), di cui sono onorata della fiducia e del rispetto che ogni persona lì dentro prova per me e per tutti i membri del gruppo.
Credo che essere multipotenziale sia un dono, un potere. Ma bisogna imparare ad usarlo. Nessuno mai ci ha detto che potevamo essere MULTI. E spesso, questo ci spaventa a tal punto da pietrificarci e passare interi anni a non fare.
Sto diffondendo il verbo e sto insegnando alle donne a prendere le misure con la loro multipotenzialità, facendone un punto di forza e differenziante, e mostrando la strada per un cambio effettivo di mind-set.

IL FARE è il ponte.

Voglio guardare negli occhi più donne possibili e dire loro di smetterla di dirsi che non possono, di smetterla di raccontarsi cazzate. Che possono imparare molto su sé stesse lavorando sulla loro multipotenzialità. Si può sempre e oltre qualsiasi barriera. Si può realizzare i propri sogni, si può mettersi in gioco. L’unica via è muovere il culo!

Un abbraccio,